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Star-Pass: il futuro del passaporto europeo: avvio della raccolta firme

Oggi non parliamo di politica astratta, ma di un oggetto che tutti abbiamo (o abbiamo avuto) tra le mani: il passaporto. Avete presente quel libretto bordeaux che ci rassicura con la sua uniformità dal 1981? Beh, c'è un gruppo di cittadini che vuole cambiare le regole del gioco con un'iniziativa chiamata Star-Pass.
Ma attenzione: cambiare una legge in Europa non è come lanciare un hashtag sui social. È una sfida che somiglia a una maratona burocratica spietata.

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Cos'è Star-Pass?
L’idea è semplice e, per certi versi, geniale. I promotori non vogliono eliminare il classico passaporto nazionale bordeaux; sarebbe un suicidio politico. Chiedono invece che, al momento del rinnovo, ogni cittadino possa scegliere: restare con il colore classico o avere un passaporto blu intenso con le dodici stelle dorate dell'Unione Europea in primo piano. È una scelta totalmente volontaria per esprimere la propria identità europea.

La "regola del milione"
Per far sì che l'Europa prenda seriamente in considerazione questa proposta, serve un motore legale chiamato ICE (Iniziativa dei Cittadini Europei): attenzione acronimo che diventa ECI in inglese ma che è la stessa cosa. Qui il gioco si fa complesso: bisogna raccogliere un milione di firme in soli 12 mesi, a partire dal 9 maggio 2026 (“Giornata dell’Europa”).
Ma non basta il numero totale. Il sistema è progettato per evitare che i paesi più grandi, come Italia, Francia o Germania, decidano per tutti. Esiste un "blocco di sicurezza": bisogna superare una soglia minima di firme in almeno sette stati diversi.
Ed è qui che i promotori usano la matematica come una strategia da gioco da tavolo:
- In Germania servono circa 67.000 firme.
- In Italia ne servono più di 50.000.
- Ma in piccoli stati come Malta, Cipro o Lussemburgo, ne bastano circa 4.000.

La strategia di Star-Pass è chiara: "sbloccare" rapidamente i piccoli paesi per soddisfare i requisiti geografici e raccogliere i grandi numeri nelle nazioni più popolose.
Ma ammettiamo che ce la facciano. Il milione di firme è raccolto e validato. A quel punto, l'entusiasmo si scontra con un muro legale: i Trattati Europei.
Dovete sapere che, per legge, solo lo Stato nazionale può decidere chi sono i propri cittadini e come devono essere fatti i loro documenti (un principio ribadito dalla famosa sentenza Micheletti). L'Unione Europea non ha il potere di ordinare a un governo di cambiare il colore dei passaporti.

Quindi, a cosa serve tutto questo?
Se l'Europa non può obbligare gli Stati, perché faticare tanto? La risposta sta nel soft power, ovvero il potere della persuasione.
L'obiettivo di Star-Pass non è una legge impositiva, ma una raccomandazione. Se l'iniziativa ha successo, la Commissione Europea è obbligata a parlarne e a proporre ai governi nazionali di adottare questa opzione. Sarebbe poi ogni singolo Stato a decidere, in totale autonomia, se stampare i passaporti blu.
In fondo, il vero successo di Star-Pass non è avere il passaporto blu domani mattina. È costringere i leader di 27 nazioni a sedersi attorno a un tavolo e chiedersi se siamo pronti a mostrare, anche visivamente, che oltre ad essere italiani, francesi o polacchi, siamo anche cittadini europei.
La prossima volta che sarete in fila in aeroporto con il vostro libretto bordeaux, guardatelo bene: potrebbe essere l'ultima volta che lo vedete come un oggetto immobile e intoccabile.

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