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Cultura generale #510 - L'invisibile discarica spaziale: il costo ambientale del progresso orbitale

Per rendere immediato un concetto complesso come la saturazione dell'orbita terrestre bassa, questo video usa un trucco visivo efficace: ingrandisce sproporzionatamente i satelliti. Questa scelta narrativa trasforma un dato statistico asettico in un monito visivo, mostrandoci come stiamo riducendo anche lo spazio intorno alla Terra ad un deposito disordinato di un’officina abusiva.
Eccoci, ancora una volta, davanti alla dimostrazione pratica che il progresso tecnologico e gli interessi commerciali corrono infinitamente più veloci delle nostre normative ambientali e geopolitiche.

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Se fino al 2018 l’orbita era un salotto elitario per pochi governi, oggi è un parcheggio in doppia che tende a saturare. Il merito di questo "capolavoro" logistico è in gran parte di Elon Musk: con la flotta Starlink, SpaceX controlla saldamente i 2/3 dei circa 15.000 satelliti che sfrecciano sulle nostre teste
Per scongiurare la Sindrome di Kessler (quello scenario da brivido in cui l’orbita diventa un flipper di detriti che si disintegrano a vicenda in un effetto domino catastrofico) abbiamo optato per la soluzione definitiva: il suicidio assistito. I satelliti moderni sono progettati per tuffarsi nell'atmosfera a fine vita, impattando a 7-8 km/s. L'attrito estremo li scalda fino a vaporizzarli.
Ottimo, vero? Peccato che la fisica, questa guastafeste, non sia un’opinione: "bruciare" non significa far "sparire nel nulla" (ripetiamolo ancora una volta: nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma).
Quando un satellite si vaporizza, il metallo fuso (costituito per circa il 35% da alluminio) si condensa istantaneamente in microscopici aerosol di ossido di alluminio (allumina). Poiché queste particelle sono infinitesimali, la gravità le ignora: invece di precipitare, restano sospese in quota per decenni, creando una cappa metallica.
Sono già disponibili stime allarmanti: entro il 2040, prevediamo di immettere in atmosfera così tanta polvere artificiale da superare l'apporto naturale dei meteoriti con conseguenze tutt'altro che rassicuranti.
Il sovraffollamento orbitale sta progressivamente trasformando l'orbita terrestre in un ecosistema inquinato, minacciando sia la nostra protezione ambientale che la nostra capacità di guardare verso lo spazio con i telescopi.
Mentre puntiamo a Marte e alla Luna, stiamo trasformando l'orbita terrestre in una prigione di smog spaziale. L'imminente arrivo dei data center in orbita non farà che accelerare questo declino, soffocando ulteriormente il nostro pianeta con un nuovo tipo di inquinamento.
Evidentemente risolvere i disastri ambientali che abbiamo creato sulla Terra non è abbastanza: abbiamo deciso di esportare il nostro caos anche nel vuoto cosmico. A quanto pare, siamo una civiltà incapace di abitare un pianeta senza trasformarne tutto in un cumulo di rifiuti.

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Ma!?

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